Il “Mito della Caverna” e l’educazione digitale

Internet come una caverna

Immagine tratta da ThinkDesign.net

Internet, nel corso degli anni, ha permesso di accumulare milioni di informazioni visualizzabili da tutti coloro che hanno accesso a questa tecnologia. Con il Web si possono leggere le ultime notizie di attualità, si può consultare un’enciclopedia, approfondire un argomento studiato, rimanere in contatto con gli amici sui social network e leggere riflessioni e commenti di politici, giornalisti e gente dello spettacolo.

Sembra perfetto, eppure non mancano le critiche. Perché? Il primo problema presente in Italia è la mancanza di un’educazione al Web e, in generale, alle nuove tecnologie. L’errore fatale è quello di subire passivamente le novità, accettandole o criticandole a priori, senza prima fare un’attenta analisi critica delle potenzialità possedute dai nuovi strumenti e di come utilizzarli per migliorare la qualità della vita.

Nel quarto capitolo del romanzo “La Lama Sottile”, lo scrittore Philip Pullman introduce un nuovo personaggio: la dottoressa Malone, ricercatrice che studia le ‘particelle-ombra’ della Materia Oscura. La dottoressa, parlando del computer, rivela: “Noi lo chiamiamo ‘la Caverna’. Ombre sulle pareti della Caverna, capisci, come in Platone”. Forse può sembrare assurdo far riferimento a un romanzo fantasy, ma può fornire degli spunti per analizzare la ‘dialettica di Internet’.

Leggendo la frase appena riportata, mi è sembrato naturale estendere l’analogia con il mito della caverna, esposto da Platone nella “Repubblica”, anche a Internet e al Web. Questa analogia può permettere di capire in che modo sono considerate le informazioni contenute su Internet e come agire per proporre un’educazione digitale.

Il computer è una caverna in cui distinguere le ombre dalla verità

Immagine tratta da Wall321.com

Un primo passo è capire che i nuovi mezzi di comunicazione (computer, tablet, smartphone) sono interfacce tra persone. Per continuare la contaminazione platoniana, si potrebbe dire che l’uomo sia il demiurgo di queste tecnologie, ossia l’artefice: non c’è niente di mistico. Dobbiamo assumere, quindi, un comportamento attivo nei confronti di tali mezzi, perché sono i prodotti dell’ingegno umano.

Un secondo passo è proprio riuscire a operare una cernita delle informazioni. Ciò significa che non si può assumere come ‘vero’ tutto ciò che leggiamo o vediamo su Internet. Questo punto è fondamentale nell’opera di costruzione di una “educazione digitale”.

Si tratta di verificare sempre, come ho già scritto in un precedente articolo, la veridicità delle informazioni! Con la radio e la televisione questo aspetto non è stato sottolineato, perché non sono tecnologie aperte a tutti: possedere un televisore non significa poter trasmettere un programma televisivo autoprodotto. Internet, invece, è libero, almeno teoricamente (ho affrontato questo argomento nell’articolo Il Web è accessibile a tutti: e in Italia?). Tutti coloro che vi hanno accesso possono partecipare, anche semplicemente su un social network.

Internet è il nemico da abbattere? No. Il fatto che chiunque possa esprimere la propria opinione è un aspetto importante. È ciò che rende il Web libero! Libertà, però, è diverso da anarchia. C’è bisogno, come già detto, di un’educazione digitale che, percorrendo gli oscuri antri della ‘Caverna’, aiuti a distinguere le ombre, false e immateriali, dalla verità. L’educazione digitale non è limitata a questo, ma deve affrontare il mondo delle nuove tecnologie a 360°, insegnare il giusto metodo di utilizzo.

Beppe Severgnini, giornalista del Corriere della Sera, scrive in un articolo che bisognerebbe introdurre l’educazione digitale nelle scuole. Il programma? “Come guidare un mezzo veloce, nuovo e magnifico, senza andare a sbattere.  I social network – e la banda larga che li ha resi potenti – hanno pochi anni. Tutti stiamo imparando tutto.”

È significativa la conclusione dell’articolo, indirizzata a coloro che considerano Internet e le nuove tecnologie una minaccia: “Tutto cambia, non necessariamente in peggio. È un mondo complicato, attraversato da una terribile bellezza. Se li aiutiamo, i nostri ragazzi capiranno come viverci. E lo spiegheranno anche a noi.”

Thomas Vitale

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Informazioni su Thomas Vitale

MSc Student in Computer Engineering at Polytechnic University of Turin. Software Engineering. IT Security. WordPress Contributor. Piano & Keyboards.

4 thoughts on “Il “Mito della Caverna” e l’educazione digitale

  1. Pingback: Il Web come l’Isola che non c’è, ovvero le Reti della Libertà | La Libertà nel Digitale

  2. Post molto interessante, e metafora calzante! Sono pienamente d’accordo con te nel dire che un’educazione digitale è necessaria, per far sì che i nostri ragazzi siano in grado di prendere quanto di buono è in grado di offrire il web, senza incorrere nei pericoli che questo mezzo potentissimo potrebbe nascondere. L’internet addiction disorder, le dipendenza da social network e dalla rete in generale, la retomania…questi ed altri sono problemi concreti, che bisogna essere in grado di affrontare, diagnosticare, curare, e se possibile prevenire!

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