Stallman non ci sta! La battaglia infinita per il software libero

Software free but “free speech, not free beer”. La citazione è necessaria a causa del duplice significato del termine inglese “free” accostato a quello di “software”: libero o gratuito? Nella forma italiana è facilmente traducibile in software libero. Il problema rimane nella forma inglese. Proprio per questo, Richard Stallman vuole far capire che la sua filosofia di “software free” non è correlata al significato di “gratuito”. E’ anche vero che il software libero è gratis, ma comunque l’idea di fondo è quella di essere un software “senza catene”.

Perchè il software libero? La leggenda narra che un giorno, nel lontano 1980, Richard Stallman, allora al laboratorio di intelligenza artificiale di MIT a Boston, dovette fare i conti con una stampante che non ne voleva sapere di funzionare. I genietti come Stallman erano soliti aggiustare da sè i vari problemi con le macchine. Era una sfida. La fortuna (non sfortuna!) volle che il codice sorgente della stampante fosse proprietario, quindi non accessibile. Solo il codice binario (sequenza di zeri e uno) era reperibile, ma comunque la difficoltà di decodifica per l’uomo (praticamente impossibile), lo rendeva inutile.

Stallman contro codice proprietario. Ecco perchè “fortuna”: il software della stampante fu la scintilla che innescò tutto, e da quel momento Stallman capì che c’era bisogno di una certa libertà in ambito software. Precisiamo, però, che l’episodio della stampante non è la vera causa della nascita del software libero in generale. L’idea era già presente in passato (Storia del software libero), ma Stallman fu colui che mise la legna al fuoco, alimentandone la fiamma e dando vita al progetto GNU.

GNU è un sistema operativo libero. Divenne l’esempio per mezzo del quale Stallman cercò di diffondere la sua idea di libertà. Con l’avvento del software proprietario agli inizi degli anni ‘80, Stallman si rese conto che questo tipo di software (il proprietario), bloccava ogni possibile ed eventuale collaborazione che poteva avvenire fra due o più sviluppatori. Per un software migliore, bisognava distruggere le barriere create dal software proprietario e collaborare per il bene comune. Come dirà Stallman, “Non siamo contro nessuno, siamo solo a favore della libertà, abbiamo scopi costruttivi”.

Ma quali sono i benefici del software libero? Alla base c’è il concetto di copyleft che ha come obiettivo la condivisione del sapere. Utilizzando il software libero, si esercitano 4 libertà, partendo dalla “libertà zero” arrivando alla libertà tre:

  • Libertà 0: essere liberi di eseguire il programma per qualsiasi scopo;
  • Libertà 1: essere liberi di studiare il programma e di modificarlo;
  • Libertà 2: essere liberi di distribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo;
  • Libertà 3: essere liberi di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio.

C’è anche una differenza sostanziale fra software libero e “open source”. A volte (troppo spesso), i termini si fanno combaciare. Questo è assolutamente errato. Un software è open source se segue la Open Source Definition, costituita da 10 punti. Le definizioni di software libero e di software open source sono simili. Le licenze accettate sono abbastanza equivalenti, differendo solo in particolari. Più che altro, Stallman dovrebbe chiarire le idee:

La differenza fondamentale tra i due movimenti sta nei loro valori, nel loro modo di guardare il mondo. Per il movimento Open Source, il fatto che il software debba essere Open Source o meno è un problema pratico, non un problema etico. Come si è espresso qualcuno, “l’Open Source è una metodologia di sviluppo; il Software Libero è un movimento di carattere sociale”. Per il movimento Open Source, il software non libero è una soluzione non ottimale. Per il movimento del Software Libero, il software non libero è un problema sociale e il software libero è la soluzione.

Nell’intervista a Stallman di fanpage.it del 10 Maggio 2013, in occasione del ciclo di seminari UningLabs 2013, le quattro libertà sopra citate, sono state ripetute da Richard, proprio come se fossero “leggi infrangibili”. Oltre a questo, non mancano mai gli attacchi a Microsoft e Apple, principali esponenti del software proprietario. Si sente il bisogno di scegliere tra il bene e il male e, a tal proposito, Stallman attacca in prima persona Bill Gates, considerato “il più grande esempio di male”, e Steve Jobs, “costruttore di prigioni cool”.

Continuando l’intervista, Stallman ritiene che attualmente ci sono due problemi fondamentali. Uno è il problema degli smartphones e tablet perchè non eseguono software libero. Infatti, Stallman intende precisare che Android esegue solo in parte software libero e che include anche software non liberi. L’altro problema sostanziale è che l’uso di smartphones costringe l’utente alla dipendenza da servizi online (cloud).

In conclusione, Stallman ci dice la sua sull’attivismo online con un’esempio (video). Chiunque voglia denunciare il monopolio e lo strapotere delle maggiori imprese e compagnie, verrà trattato in maniera differente se fatte tramite internet o come classica manifestazione in strada. Se si protesta “realmente”, e per “reale” si intende una persona presente fisicamente, è democrazia. Se si protesta “virtualmente”, attraverso internet, è cyber-attack. E’ chiaro che così facendo i governi fanno a pugni con internet e la sua libertà di espressione. E’ anche chiaro, però, come i governi non intervengano per aumentare la diffusione del software libero.

Si parla di crisi, il software libero potrebbe venire in contro. Un anno fa, nell’articolo su ilfattoquotidiano.it, si era stimato quanto la Pubblica Amministrazione (PA) potesse aver speso per acquistare le sole licenze software (prevalentemente Microsoft) per uso negli uffici: si parlava di circa 675 milioni di euro. Non si hanno statistiche aggiornate e paradossalmente, proprio l’ISTAT, da cinque anni a questa parte, è progressivamente migrata verso il software libero, risparmiando il 50% dei soldi che spendeva in precedenza per acquistare software con licenze.

Purtroppo, è difficile passare al software libero. Impiegati pubblici (e non), dovrebbero prima frequentare corsi appropriati. O ancora, gli sviluppatori dovrebbero perfezionare i vari applicativi, così da renderli esaustivi in termini di funzioni. Se però il governo dovesse credere in questo investimento, è lampante il fatto che all’inizio dovrà perderci qualcosa, poi pareggiare il bilancio, fino ad arrivare a risparmi incalcolabili.

Non solo risparmio. Il passaggio al software free darebbe il via libera a piccole aziende e sviluppatori di ogni genere, a contribuire al perfezionamento dell’intero ecosistema, creando anche nuove opportunità di lavoro e una serie di vantaggi per il governo stesso.

Personalmente, sono a favore del software libero. L’idea di collaborazione, a mio parere, può davvero essere la chiave del cambiamento. Se è vera la storia che l’uomo usa solo il 10% del cervello, collaborando con le idee di tanti individui (sviluppatori) si potrebbero creare software perfetti che soddisferebbero a pieno i motivi per i quali sono stati scritti. Sembra si stia parlando di “fantatecnologia”. In realtà è tutto fattibile: basterebbe eleggere presidente dei vari governi Richard Stallman.

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