Professione vlogger: video come libertà di espressione

Basta poco per diventare un vlogger: una videocamera, un ragazzo/a e una connessione a internet. Il vlogger è quel blogger che decide di filmarsi e rendere pubblico il suo video. Video su che? L’argomento del vlog è strettamente collegato agli interessi, agli hobby o anche alla professione del vlogger stesso. Generalmente, youtuber è sinonimo di vlogger, proprio perchè YouTube è la piattaforma più usata (se non l’unica) per aprire un vlog. Ma come si è giunti al vlog?

Con l’arrivo di internet, il blog è diventato un mezzo fondamentale di informazione. Persino le case editrici di giornali cartacei si sono aggiornate creando propri siti internet, puntando sui giornalisti che aprono blog personali. Obbligate dal fatto che l’informazione non viaggia più su carta come qualche anno fà, si sono aperti nuovi orizzonti e le case editrici cercano di emulare quello che avviene sul web, riproponendo il blogo come un nuovo modo di fare informazione. Ognuno di questi blog tratta argomenti specifici così da evitare la frammentazione dell’informazione. Non più, quindi, un giornale con tanti argomenti, ma solo tanti blog con temi ben precisi.

Il lettore può scegliere fra una vasta gamma di blog. Il punto cardine, però, è che si preferisce vedere video, piuttosto che leggere articoli (a volte chilometrici). Anche se di proprio interesse, talvolta la lettura di articoli può diventare noiosa o per vari motivi, non si ha il tempo materiale per leggerli. Nulla da togliere a i blogger veri, capaci di scrivere articoli fantastici usando una forma espressiva esemplare che trattiene anche chi non ha voglia o tempo di leggere. Il video, però, sembra essere uno strumento molto più potente e diretto.

Così nascono gli youtubers, video blogger (abbreviazione: “vlogger”) che decidono di esprimersi su ciò che gli sta più a cuore. Ma cosa hanno di speciale? Gli youtubers, il più delle volte, sono ragazzi che hanno un’audience altrettanto giovane. Nel web 2.0 è più facile che un ragazzo possa vedere un video piuttosto che leggere un articolo. Se poi lo youtuber che si segue ha gli stessi tuoi interessi, allora il matrimonio s’ha da fare.

Ma non tutti possono diventare veri youtubers. Sorvolando i requisiti materiali (videocamera, connessione o altro) che chiunque può avere, lo youtuber diventa attore, regista, costumista, autore, sceneggiatore, video editor… Insomma, un’intera troop! Il lavoro che c’è dietro a ogni singolo video (parlando degli youtubers più famosi) è davvero tanto e trovare del tempo per farlo, a volte può essere difficile. Caricare con frequenza vlog sul proprio canale è sintomo di passione e volontà.

Lo youtuber “professionale” cerca sempre più di tenersi in contatto con gli iscritti al proprio canale. Youtube semplifica tutto ciò: grazie al sistema di commenti e “mi piace”,  il feedback è fondamentale per lo youtuber, sia per la crescita del suo canale e sia per la crescita “personale”. I feedback non sono altro che i “segnali stradali” che uno youtuber deve seguire per migliorarsi. Certo è che non tutti i commenti devono essere presi per verità, perchè c’è sempre il troll dietro l’angolo.

L’argomento trattato incide molto sulla popolarità che può avere un canale YouTube. Quanta più passione e voglia di fare ha lo youtuber, tanto più diventerà seguito e apprezzato. Ecco alucni esempi di youtubers italiani:

  • soccermagazine.it

    Frank Matano
    soccermagazine.it

    Frank Matano, su YouTube Lamentecontorta, è un divertentissimo youtuber che fà della sua ironia il fattore più importante per il suo canale. Lui non ha un vero e proprio argomento, ama solo scherzare, soprattutto per telefono. Grazie a i suoi scherzi telefonici (e alle povere vittime) si è fatto strada nel web, diventando una “iena” del programma televisivo di Italia 1Le Iene“.

  • Willwoosh (Guglielmo Scilla) è un altro youtuber molto conosciuto in Italia. Si occupa un pò di tutto, creando sketch ironici che hanno sempre come sottofondo temi molto più seri di quanto sembri. Anche per Willwoosh, YouTube è stato motivo di crescita personale: nel corso della sua popolarità si è dedicato alla stesura di un romanzo intitolato “L’inganno della morte” ed edito da Kowalski. Oltre a questo è anche attore e conduttore radiofonico.
  • Daniele Selvitella, alias Daniele Doesn’t Matter, come youtuber è simile a Willwoosh. Anche lui non ha un argomento preciso, ma vuole sempre dire la sua trattando nei suoi video divertenti temi di attualità. Proprio come Willwoosh, Daniele ha scritto un suo libro con titolo “Come diventare famosi stando comodamente seduti in poltrona” redatto da Mondadori, una storia che parla della sua crescita e del coronamento dei suoi sogni grazie a YouTube. Non solo scrittore, ma anche conduttore radiofonico e web designer.
willwoosh-daniele

Willwoosh e Daniele Doesn’t matter
webcelebrity.it

Questi sono solo pochi esempi di tanti youtubers italiani. Gli argomenti che possono essere trattati in un vlog sono vari: si va dal Cotto & frullato di Maurizio Merluzzo a ClioMakeUp di Clio Zammatteo, o recensioni di film e videogames di Yotobi (Karim Musa) fino a i Nirkiop, gruppo di youtubers comici (Nicola, Piero, Anna, Mirko, Gabriele e Davide). Tutti hanno cominciato con solo una videocamera, diventando vip del web grazie alla loro costanza e volontà.

A mio parere, i vlog sono il mezzo di comunicazione più diretto e semplice. Grazie alla “web-finestra” che è YouTube, il vlogger può liberamente esprimere il proprio pensiero a migliaia di fan, proprio come una tv on-demand. La rivoluzione digitale portata da YouTube è molto più che ascoltare musica o vedere video. Le regole del gioco sono cambiate e i vlogger sono i portabandiera della nuova “video-rivoluzione”. Magari potreste vedere sketch di un futuro famoso scrittore o regista. O magari vedere solo un video che possa strapparvi un sorriso, criticare il pensiero del vlogger o ponendovi dalla sua parte. Mai vedere e essere acritici, su qualsiasi cosa. Play.

Stallman non ci sta! La battaglia infinita per il software libero

Software free but “free speech, not free beer”. La citazione è necessaria a causa del duplice significato del termine inglese “free” accostato a quello di “software”: libero o gratuito? Nella forma italiana è facilmente traducibile in software libero. Il problema rimane nella forma inglese. Proprio per questo, Richard Stallman vuole far capire che la sua filosofia di “software free” non è correlata al significato di “gratuito”. E’ anche vero che il software libero è gratis, ma comunque l’idea di fondo è quella di essere un software “senza catene”.

Perchè il software libero? La leggenda narra che un giorno, nel lontano 1980, Richard Stallman, allora al laboratorio di intelligenza artificiale di MIT a Boston, dovette fare i conti con una stampante che non ne voleva sapere di funzionare. I genietti come Stallman erano soliti aggiustare da sè i vari problemi con le macchine. Era una sfida. La fortuna (non sfortuna!) volle che il codice sorgente della stampante fosse proprietario, quindi non accessibile. Solo il codice binario (sequenza di zeri e uno) era reperibile, ma comunque la difficoltà di decodifica per l’uomo (praticamente impossibile), lo rendeva inutile.

Stallman contro codice proprietario. Ecco perchè “fortuna”: il software della stampante fu la scintilla che innescò tutto, e da quel momento Stallman capì che c’era bisogno di una certa libertà in ambito software. Precisiamo, però, che l’episodio della stampante non è la vera causa della nascita del software libero in generale. L’idea era già presente in passato (Storia del software libero), ma Stallman fu colui che mise la legna al fuoco, alimentandone la fiamma e dando vita al progetto GNU.

GNU è un sistema operativo libero. Divenne l’esempio per mezzo del quale Stallman cercò di diffondere la sua idea di libertà. Con l’avvento del software proprietario agli inizi degli anni ‘80, Stallman si rese conto che questo tipo di software (il proprietario), bloccava ogni possibile ed eventuale collaborazione che poteva avvenire fra due o più sviluppatori. Per un software migliore, bisognava distruggere le barriere create dal software proprietario e collaborare per il bene comune. Come dirà Stallman, “Non siamo contro nessuno, siamo solo a favore della libertà, abbiamo scopi costruttivi”.

Ma quali sono i benefici del software libero? Alla base c’è il concetto di copyleft che ha come obiettivo la condivisione del sapere. Utilizzando il software libero, si esercitano 4 libertà, partendo dalla “libertà zero” arrivando alla libertà tre:

  • Libertà 0: essere liberi di eseguire il programma per qualsiasi scopo;
  • Libertà 1: essere liberi di studiare il programma e di modificarlo;
  • Libertà 2: essere liberi di distribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo;
  • Libertà 3: essere liberi di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio.

C’è anche una differenza sostanziale fra software libero e “open source”. A volte (troppo spesso), i termini si fanno combaciare. Questo è assolutamente errato. Un software è open source se segue la Open Source Definition, costituita da 10 punti. Le definizioni di software libero e di software open source sono simili. Le licenze accettate sono abbastanza equivalenti, differendo solo in particolari. Più che altro, Stallman dovrebbe chiarire le idee:

La differenza fondamentale tra i due movimenti sta nei loro valori, nel loro modo di guardare il mondo. Per il movimento Open Source, il fatto che il software debba essere Open Source o meno è un problema pratico, non un problema etico. Come si è espresso qualcuno, “l’Open Source è una metodologia di sviluppo; il Software Libero è un movimento di carattere sociale”. Per il movimento Open Source, il software non libero è una soluzione non ottimale. Per il movimento del Software Libero, il software non libero è un problema sociale e il software libero è la soluzione.

Nell’intervista a Stallman di fanpage.it del 10 Maggio 2013, in occasione del ciclo di seminari UningLabs 2013, le quattro libertà sopra citate, sono state ripetute da Richard, proprio come se fossero “leggi infrangibili”. Oltre a questo, non mancano mai gli attacchi a Microsoft e Apple, principali esponenti del software proprietario. Si sente il bisogno di scegliere tra il bene e il male e, a tal proposito, Stallman attacca in prima persona Bill Gates, considerato “il più grande esempio di male”, e Steve Jobs, “costruttore di prigioni cool”.

Continuando l’intervista, Stallman ritiene che attualmente ci sono due problemi fondamentali. Uno è il problema degli smartphones e tablet perchè non eseguono software libero. Infatti, Stallman intende precisare che Android esegue solo in parte software libero e che include anche software non liberi. L’altro problema sostanziale è che l’uso di smartphones costringe l’utente alla dipendenza da servizi online (cloud).

In conclusione, Stallman ci dice la sua sull’attivismo online con un’esempio (video). Chiunque voglia denunciare il monopolio e lo strapotere delle maggiori imprese e compagnie, verrà trattato in maniera differente se fatte tramite internet o come classica manifestazione in strada. Se si protesta “realmente”, e per “reale” si intende una persona presente fisicamente, è democrazia. Se si protesta “virtualmente”, attraverso internet, è cyber-attack. E’ chiaro che così facendo i governi fanno a pugni con internet e la sua libertà di espressione. E’ anche chiaro, però, come i governi non intervengano per aumentare la diffusione del software libero.

Si parla di crisi, il software libero potrebbe venire in contro. Un anno fa, nell’articolo su ilfattoquotidiano.it, si era stimato quanto la Pubblica Amministrazione (PA) potesse aver speso per acquistare le sole licenze software (prevalentemente Microsoft) per uso negli uffici: si parlava di circa 675 milioni di euro. Non si hanno statistiche aggiornate e paradossalmente, proprio l’ISTAT, da cinque anni a questa parte, è progressivamente migrata verso il software libero, risparmiando il 50% dei soldi che spendeva in precedenza per acquistare software con licenze.

Purtroppo, è difficile passare al software libero. Impiegati pubblici (e non), dovrebbero prima frequentare corsi appropriati. O ancora, gli sviluppatori dovrebbero perfezionare i vari applicativi, così da renderli esaustivi in termini di funzioni. Se però il governo dovesse credere in questo investimento, è lampante il fatto che all’inizio dovrà perderci qualcosa, poi pareggiare il bilancio, fino ad arrivare a risparmi incalcolabili.

Non solo risparmio. Il passaggio al software free darebbe il via libera a piccole aziende e sviluppatori di ogni genere, a contribuire al perfezionamento dell’intero ecosistema, creando anche nuove opportunità di lavoro e una serie di vantaggi per il governo stesso.

Personalmente, sono a favore del software libero. L’idea di collaborazione, a mio parere, può davvero essere la chiave del cambiamento. Se è vera la storia che l’uomo usa solo il 10% del cervello, collaborando con le idee di tanti individui (sviluppatori) si potrebbero creare software perfetti che soddisferebbero a pieno i motivi per i quali sono stati scritti. Sembra si stia parlando di “fantatecnologia”. In realtà è tutto fattibile: basterebbe eleggere presidente dei vari governi Richard Stallman.

Blog e libertà d’espressione: l’esempio della fashion blogger Chiara Biasi

Un blog è un particolare tipo di sito web dove una o più persone possono proporre proprie idee a riguardo di un certo argomento, esse vengono visualizzate nel blog tramite vari “post“, disposti in ordine cronologico. Al di la di questa semplice definizione vi è molto più, un blog infatti è uno dei più grandi esempi della libertà che Internet può offrire, in quanto incarna perfettamente la libertà di espressione.

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Immagine tratta da www.shcomunication.com

Creare un blog è facilissimo, la via più semplice consiste nella registrazione su siti specifici che permettono la creazione tramite impostazioni predefinite, con pochi parametri di configurazione e senza che sia necessario conoscere il linguaggio HTML. In virtù di questa banale procedura, ogni persona può aprire un proprio blog, per qualsiasi scopo. La libertà che gira attorno a questa possibilità permette di poter cercare di soddisfare varie possibili esigenze, da obiettivi più rilevanti a livello personale, come provare a pubblicare una propria idea per provare ad avere successo, a scopi puramente legati al piacere di esporre proprie opinioni e confrontarle con altre.

Gli argomenti trattabili sono illimitati, infatti navigando in Internet si può trovare qualsiasi tipo di blog. Ciò è osservabile nella classifica dei blog più seguiti, per esempio in questo momento in Italia, in questa classifica, il blog più seguito è quello di Beppe Grillo, un blog di stampo politico, ma scorrendola ci si accorge della varietà di temi possibili, dalla cucina alla tecnologia, dallo sport alla moda. Proprio quest’ultimo argomento, molto in voga tra i giovani, ha subito un’ascesa notevolissima negli ultimi tempi, contribuendo a creare una nuova figura, quella del fashion blogger.

L’attività del fashion blogger, un ruolo prevalentemente femminile, consiste principalmente nel postare proprie foto con vari look e pose, promuovendo così il proprio stile e vari marchi di abbigliamento. Proprio per questo ultimo aspetto, se il blog comincia ad essere seguito da molte persone, questa attività può addirittura diventare un vero e proprio lavoro, potendo infatti avere un ricavo economico, soprattuto tramite pubblicità. In questo caso, l’attività del fashion blogger non si limita semplicemente al pubblicare foto, ma anche a partecipare a sfilate ed eventi legati al mondo della moda. Un esempio di come si possa arrivare a questo livello, è la fashion blogger Chiara Biasi.

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Foto di Chiara Biasi tratta dal suo blog, chiarabiasi.it

Chiara Biasi, una ragazza ” passionale, onnivora e curiosa“, come ama descriversi personalmente, inizialmente scriveva e pubblicava foto sul suo blog più spinta dal divertimento che da quache idea lavorativa, ma col passsare del tempo questo hobby è diventato un vero e proprio impegno, arrivando ad avere cifre come 10000 visite in media al giorno sul blog e più di 32000 followers su twitter. L’aspetto più eclatante è, senza dubbio, che tutto ciò è stato ottenuto solamente in circa un anno e mezzo.

Da questo estratto dell’intervista effettuatale da bigshot360 magazine, si può intuire come  la libertà  presente in Internet, unita all’ abilità personale, abbiano avuto un ruolo fondamentale per il suo successo,  permettendole di concretizzare il suo sogno:

Nel Gennaio 2012 ho comprato il dominio chiarabiasi.it, ad aprile ho cambiato web-agency, mi hanno detto il valore economico del mio sito… e, beh… sono rimasta piacevolmente scioccata! Le richieste aumentavano sempre più e con l’apertura del sito rinnovato a luglio 2012, dopo più di un mese di chiusura, ho detto “Ok, può essere il mio Lavoro…proviamo!”. Ed ora siamo qui.

Seguendo l’esempio di Chiara Biasi, è evidente come la libertà digitale che caratterizza il web, supportata dallo spirito di sacrificio, dall’impegno e dalla passione, possa fornire tutte le possibilità di provare a mettersi in gioco e, quindi, di  inseguire i propri sogni. Proprio a questo proposito, il blog incarna alla perfezione questa possibilità offerta da Internet, evidenziando in particolar modo la libertà d’espressione presente.

Manuel Guarino

Second Life: una reale finzione o una concreta seconda vita?

Second Life è una comunità virtuale tridimensionale on-line in 3D, aperto a tutti i maggiorenni, che permette ai suoi utenti di vivere una vera e propria “seconda vita“. Questo fenomeno, in aumento esponenziale soprattutto negli ultimi tempi, suscita svariate controversie, molto interesse, ma anche numerose critiche.

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Logo di Second Life, da thecrew.blogosfere.it

La sua storia ha inizio nel 2003, quando la società americana Linden Lab la crea. Alla fine dello stesso anno gli utenti superano già i 2000, dopo solo un anno raggiungono già i 10000, mentre nel 2006 si arriva a toccare quota 100000. Oggi, il mondo virtuale di “SL“, può contare addirittura 2 milioni di utenti (3 se si contano anche le identità doppie che si possono ottenere pagando), con tra le 10000 e le 30000 persone connesse contemporaneamente in ogni istante (dati tratti da questo articolo).

Passando a ciò che Second Life ha da offrire ai proprio utenti, o meglio definiti come “residenti“, è una vera e propria realtà alternativa, con tutto ciò che essa comporta, infatti è possibile compiere qualsiasi azione con il proprio avatar, dal modificare i vestiti al decorare la propria casa, dall’avere un lavoro all’interagire in ogni modo con altri avatar. In ogni momento, inoltre, è possibile spostarsi da uno scenario all’altro, sono infatti stati creati vari contesti, non reali (paesaggi generici come spiagge, locali e parchi) e reali(riproduzione di luoghi realmente esistenti come ad esempio le città di Roma e Londra).

Ma la vera libertà che è presente del mondo di Second Life è quella che riguarda la presenza del diritto d’autore sugli oggetti che un utente crea, essi possono essere poi venduti e scambiati utilizzando una moneta virtuale specifica di SL, il Linden Dollar, ed essendo che questa moneta può essere convertita in veri Dollari americani ed Euro, si è creato un enorme giro economico. Ciò, ha dato vita ad una vera e propria economia interna a Second Life, infatti, al di là della semplice compravendita di oggetti, molti utenti hanno cominciato a sfruttare questa possibilità con la creazione di un lavoro concreto, con la formazione di veri capitali in Dollari o Euro. Per rendere l’idea dell’enorme giro di denaro coinvolto, ad esempio circa 500.000 euro al mese vanno ai produttori solo per gli affitti delle isole create.

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Un’ immagine tratta da SL, da www.game-rate.com

Descritto in questa maniera, Second Life, potrebbe sembrare uno straordinario esempio di come la digitalizzazione possa dare ad una persona ciò che nella vita reale non può ottenere, ma questo è sempre un pregio? La risposta è chiaramente no, infatti le numerosissime critiche intimategli sono soprattuto a riguardo di problematiche derivanti da questa possibilità.

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Vignetta tratta da ainanott.edublogs.org

“Get a First Life”. Questo il titolo della principale campagna a suggerire alle persone cadute nel dedicare più tempo al perfezionamento della loro vita in Second Life piuttosto che concentrarsi sulla vita reale. Numerosi sono gli episodi di persone che si sono dovute rivolgere a psichiatri per uscire da questa situazione, l’influenza psiologica legata a motivi di guadagno, infatti, è molto alta. Un altro problema molto diffuso è senza dubbio quello legato al denaro, la possibilità di crearsi un capitale e guadagnare ha infatti creato molti casi di indebitamento dentro il motivo virtuale, che si sono poi propagati in concreti debiti nella vita reale.

La caratteristica del web che più affascina è certamente la libertà presente in esso, nel caso di Second Life il livello è davvero elevato, ma ciò comporta che la qualità del controllo sia elevatissima. La possibilità di essere nel mondo virtuale ciò che nella vita reale non si è in grado di diventare ha ovviamente creato molto fascino attorno a SL, ma è bene utilizzare questo specifico prodotto, o comunque ogni prodotto del genere, con molta cautela, tenendo sempre in considerazione il fatto che il livello di soddisfazione della vita virtuale non sarà mai pari a quello della vita reale. La libertà nel digitale è senza dubbio una qualità straordinaria, ma solo sapendola sfruttare entro certi limiti.

Manuel Guarino

Internet: l’arma di diffusione del Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle è un partito politico italiano, fresco di formazione, che ha tra le principali innovazioni, rispetto ai più affermati e storici altri partiti, quella di basare la propria tecnica di interazione con gli elettori tramite Internet, sfruttando a pieno la libertà d’espressione che esso ha da offrire.

da affaritaliani.libero.it

logo del M5S, from affaritaliani.libero.it

La storia che ha portato alla formazione di questo partito inizia nel 2005, quando Beppe Grillo crea il suo personale blog, beppegrillo.it, che diventa in pochissimo tempo il settimo blog più visitato sul pianeta. Gli argomenti trattati riguardano argomenti come la libera informazione, la green economy e gli sprechi della classe politica. L’8 settembre del 2007, grazie alla piattaforma Meetup, una grandissima quantità di persone, accomunate dall’approvazione riguardo agli ideali proposti dal blog, si organizza per dare vita ad una manifestazione, chiamata poi primo V-day, che porterà alla raccolta di circa 350000 firme per la legge “parlamento pulito”. Il 25 aprile del 2008 ha luogo il secondo V-day, durante il quale viene sostenuta l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria, della Legge Gasparri e dell’ordine dei giornalisti. Il 4 ottobre 2009 ha così origine il movimento cinque stelle, fondato da Beppe Grillo e dal suo socio Gianroberto Casaleggio.

La carica innovativa di questo partito, o meglio, di questa libera associazione di cittadini, come il leader Beppe Grillo preferisce definire, è senza dubbio il suo elemento caratterizzante. I principali ideali che stanno alla sua base sono prevalentemente due:

  •  l’idea che la politica debba essere al servizio della comunità, con proposte che provengono direttamente dai cittadini, cioè operare secondo il principio della democrazia diretta;
  •  la protesta nei confronti della classe politica basata sulla menzogna, sulla corruzione e sugli sprechi.
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Beppe Grillo durante un suo intervento a Torino, from tg24.sky.it

Ma come è stato possibile smuovere una tale massa di persone in così breve tempo?
La risposta è internet. La grande svolta che ha permesso a questo movimento di diventare una concreta realtà è legata alla diffusione di idee sfruttando la rete. L’importanza che essa ha avuto nell’informare, unire e organizzare Grillo e i suoi “grillini“, è intuibile dalla risposta dello stesso Grillo ad una domanda posta durante un intervista di Elisabeth Braw per la nota free press Metro, a riguardo di come la “demolizione” della classe politica sta avvenendo:

La demolizione è già iniziata attraverso una tecnologia che si chiama Internet, che sta demolendo tutti i canoni nel mondo di finta democrazia, di corruzione. Ormai il cambiamento esiste, solo che questa classe politica non ha ancora capito che questo non è un nuovo partito demolitore degli altri per sostituirsi agli altri. È un cambiamento di mentalità, di cultura, di civiltà perché si passa da una democrazia che è delegata a dei partiti che hanno disintegrato il Paese a una democrazia partecipata da parte dei cittadini. Quindi, io sto agevolando e affrettando questa dissoluzione che sta avvenendo. Il mio intervento è solo una questione tempistica, a freddo velocizzo un cambiamento che c’è nel mondo. La Rete riunisce i cittadini, riunisce persone su degli argomenti, riunisce intelligenze e con queste sinapsi che si aprono e si chiudono nel mondo si possono risolvere i problemi.

Personalmente, senza andare ad analizzare i contenuti puramente politici proposti, cosa di riguardo soggettivo, credo che il Movimento 5 Stelle sia un esempio eclatante di come la liberà d’espressione proprosta da internet sia un mezzo su cui poggiare le proprie idee. Se ben sfruttata, la rete permette di espandere idee, di qualunque ambito esse trattino, in maniera più rapida ed efficace di qualsiasi altro strumento, a maggior ragione nella politica. Beppe Grillo ha saputo sfruttare questa risorsa a proprio vantaggio, tanto da ottenere nelle ultime votazioni risultati sorprendenti agli occhi di tutti. Questo esempio può e deve diventare un modello per tutti, di come internet possa consentire una diffusione di pensiero in maniera ottimale, nonchè una fantastica possibilità di concretizzazione dellà libertà nel digitale.

Manuel Guarino

Fonti :

Anonymous: paladini della giustizia o cybercriminali? No, “Hacktivisti”!

A colpi di tastiera e mouse hanno messo fuori uso siti come quello della C.I.A., dell’F.B.I. e del governo egiziano. In Italia il sito della Polizia di Stato, del Governo e di grosse società private. In prima linea anche nel contrattacco ai siti governativi americani per il sequestro del noto sito di file hosting Megaupload. Recentemente hanno hackerato l’account Twitter ufficiale della Corea del Nord.

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