Giornalismo digitale e new media: Berardinetti e Guida rispondono

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’evoluzione radicale del modo di fare giornalismo e delle modalità di accesso alle informazioni e alle notizie. Se “la lettura del giornale è la preghiera del mattino dell’uomo moderno” (Hegel, Scritti e bozze), la preghiera del mattino dell’uomo nell’era digitale è la lettura di post, tweet e like su smartphone e tablet.

Davide Mazzocco, Luca Rolandi e Paolo Piacenza al Salone del Libro di Torino

Davide Mazzocco, Luca Rolandi e Paolo Piacenza al XXVI Salone Internazionale del Libro di Torino | Foto di Thomas Vitale

Il passaggio dal cartaceo al digitale non è così scontato. Al XXVI Salone Internazionale del Libro di Torino, è stato trattato questo argomento nell’ambito della conferenza “Giornalismo digitale: la migrazione inevitabile dalla carta al web“.

Davide Mazzocco, autore del libro “Giornalismo Digitale“, ha fatto notare che la riconversione non deve consistere in un semplice ‘copia/incolla’ del materiale su carta. La migrazione, infatti, non consiste in un semplice cambiamento di mezzo. “Dietro ci sono altre dinamiche condizionate dai motori di ricerca, dai social network, che hanno ridisegnato il panorama, rendendolo più orizzontale”, ha spiegato Mazzocco. Questo implica il cambiamento del ruolo del giornalista, che come figura professionale deve distinguersi dai cosiddetti ‘citizen journalists’ e ha il compito di selezionare e verificare la veridicità delle notizie, guidando il lettore.

Alla conferenza è intervenuto anche Luca Rolandi, giornalista e redattore di Vatican Insider, che ha sottolineato come è cambiato il rapporto dei media tradizionali con Internet nel corso degli ultimi anni. Ha evidenziato il fatto che solo recentemente si è capito che su Internet è necessario un nuovo linguaggio, che non è possibile riproporre online gli stessi contenuti cartacei. Un altro aspetto importante che Rolandi ha trattato è il rapporto tra il giornalismo ‘tradizionale’ e quello ‘digitale’. Rolandi ha invitato a una coesistenza delle due realtà: il sistema di informazione non deve essere Web contro cartaceo, ma Web con il cartaceo. Ha fatto notare che il Web, per le sue caratteristiche, dovrebbe essere il canale primario di notizie, mentre il giornale cartaceo potrebbe evolvere per proporre approfondimenti.

MarsicaLive: la testata giornalistica della Marsica e dell'Abruzzo

MarsicaLive: la testata giornalistica della Marsica e dell’Abruzzo fondata da Eleonora Berardinetti e Pietro Guida

Per comprendere meglio con quali modalità proceda l’evoluzione del giornalismo negli ultimi anni, ho posto alcune domande a Eleonora Berardinetti e Pietro Guida, giornalisti del quotidiano abruzzese “il Centro”, del Gruppo Editoriale L’Espresso, e fondatori di MarsicaLive, testata giornalistica online della Marsica e dell’Abruzzo.

1) Come è cambiato il modo di fare giornalismo negli ultimi anni?

“Radicalmente. Intanto fino a 15 anni fa il giornalismo si faceva senza cellulare. Bisognava cercare le fonti, i contatti, gli informatori, soltanto tramite telefono di rete fissa. E vi possiamo assicurare che ci si riusciva sempre, o quasi. Ma questa è preistoria.

Se per ultimi anni si intendono gli anni dal 2010 a oggi l’evoluzione non è così radicale in termini di tecnologia, ma lo è, forse in modo più incisivo, per quanto riguarda l’approccio mentale, sociale, psicologico e culturale. Non è la tecnologia che è cambiata poi così tanto, ma sono la società e i lettori che hanno cambiato le loro abitudini, e i media gli sono andati dietro, o ci hanno provato.”

2) Qual è stata l’influenza dei new media sulla vostra professione e come è stata accolta?

“Intanto oggi i quotidiani non sono più cartacei. O meglio, lo sono solo in parte. Ogni giornale ha un sito internet che cammina in modo parallelo. Che parte ancora svantaggiato ma che cammina molto più veloce. Nei prossimi due o tre anni i lettori del web saranno in modo assoluto sicuramente più di quelli della carta stampata.

Tutto ciò per dire che il giornalismo è cambiato come sono cambiate le abitudini della gente. Oggi tutti, o quasi, hanno un tablet o un cellulare con la connessione internet e di questi, tutti, o quasi, leggono le notizie. I siti online si sono moltiplicati e stanno invadendo il mercato, anche pubblicitario se pur a rilento. Si sono moltiplicati anche i blog di informazione e i blogger, ma non riscuotono grande successo di utenti, se non in casi particolari.  Gli utenti-lettori preferiscono portali di informazione professionali e scritti da “veri” giornalisti.”

3) Cosa vi ha persuaso a fondare un quotidiano completamente online?

“Tre motivi fondamentali:

  1. Un sito web è più veloce della carta stampata: dà le notizie e gli aggiornamenti prima e in modo più dinamico. Quando arriva al giornale la notizia è già vecchia.
  2. Un sito web è più interattivo della carta stampata: si possono conoscere le preferenze dei lettori in modo immediato e si ha un riscontro diretto da parte degli utenti che possono subito commentare le notizie e anche criticare.
  3. Un sito internet è più versatile della carta stampata: è possibile mostrare, oltre all’articolo, delle gallerie fotografiche con tanti scatti, dei video, delle immagini in diretta, documenti ufficiali e allegati riguardanti l’argomento, delle interviste video, e molto di più. Insomma, è come un giornale e una tv messi insieme in un sol colpo.”

4) Quali sono gli aspetti che differenziano un “giornalista digitale” da chi scrive solo su carta?

“È l’approccio mentale che cambia, anche lo stile, ma soprattutto la capacità del giornalista “digitale” di adattarsi a situazioni, eventi e frangenti al fine di dare subito la notizia, in tempo reale e nel modo più dettagliato e variegato possibile.”

5) Quali capacità deve possedere un giornalista digitale per sfruttare al meglio i nuovi mezzi di comunicazione?

“Deve essere veloce, preciso e conoscere le abitudini, il linguaggio e la “filosofia” della rete e non solo dei lettori.”

Thomas Vitale

Annunci

Roberto Casati “Contro il colonialismo digitale: istruzioni per continuare a leggere”

La copertina del libro "Contro il colonialismo digitale" di Roberto Casati

“Contro il colonialismo digitale” di Roberto Casati, edito da Laterza

Contro il colonialismo digitale è il nuovo libro del filosofo e ricercatore Roberto Casati, edito da Laterza. Il titolo è molto forte, desta curiosità l’accostamento dell’aggettivo ‘digitale’ al sostantivo ’colonialismo’.  Al XXVI Salone Internazionale del Libro di Torino, Casati ha sottolineato di non essere contro il digitale, ma un anticolonialista. L’autore ha spiegato che “la tesi del colonialismo digitale è semplice: se una certa pratica o contenuto possono migrare verso il digitale, allora devono farlo”. È quella che nel libro chiama ‘normatività automatica’. Il punto critico è, quindi, capire cosa può migrare verso il digitale e cosa non può e non deve migrare.

Casati si chiede in che modo sia cambiato l’ecosistema del libro passando dal cartaceo al digitale e quali siano le conseguenze di questa migrazione. “La lettura è minacciata; ci viene rubata. A volte ci viene vietata”, scrive l’autore con molta enfasi e in modo epigrammatico. Nel libro sono analizzati tutti gli aspetti positivi del libro cartaceo, sottolineando come alcuni dei ‘difetti’ imputatigli siano in realtà dei punti di forza. Un esempio è la linearità della lettura cartacea. Se la migrazione verso il digitale di ricettari ed enciclopedie ha avuto successo per le loro caratteristiche intrinseche, la saggistica ha invece bisogno del libro di carta. Bisogna considerare, quindi, l’attenzione del lettore.

Roberto Casati al Festival della lettura

Il filosofo Roberto Casati | Foto di Niccolò Caranti

L’autore scrive che è importante proteggere l’ambiente di lettura. Un saggio ha bisogno di concentrazione per essere compreso e interiorizzato e di uno spazio che favorisca questi aspetti. L’iPad e i suoi simili, invece, sono delle “vetrine di contenuti”, che disperdono l’attenzione del lettore. Casati fa notare che l’e-book ha avuto successo con l’iPad e non con gli e-reader dedicati. Ma in questo nuovo ecosistema “il libro è una app”, “una comparsa tra le tante”, che “entra in competizione con concorrenti agguerriti e predatori”.  Se il computer è nato come strumento di “produzione intellettuale”, l’iPad è nato per il “consumo intellettuale”.

Il filosofo affida alla scuola il compito di salvaguardare la lettura e proteggerla da fonti di distrazione. Riguardo al rapporto tra scuola e tecnologie, al Salone del Libro l’autore ha spiegato che bisogna “imparare a negoziare con il digitale, reinventandolo con creatività”. L’autore critica le discussioni in cui si parla della scuola in termini di ‘mezzi’ e non di ‘fini’, perdendo di vista l’obiettivo della scuola. Scrive che “se le tecnologie devono diventare delle opportunità bisogna reinventarle di continuo”.

Casati spiega come con creatività si possano progettare dei metodi di insegnamento che sfruttino i vantaggi delle nuove tecnologie, ma come mezzo, non come fine. Invita i professori liceali a far partecipare i propri studenti alla scrittura e alla modifica delle voci enciclopediche di Wikipedia, piuttosto che assegnare semplicemente delle ricerche con la paura di un ‘copia/incolla’ passivo e acritico. Chiede alla scuola di riservare un po’ del tempo scolastico alla lettura, perché è in grado di fornire “una protezione dello spazio dell’attenzione” non possibile altrove. Quello che conta “non è tanto l’oggetto digitale che uno crea, quanto la definizione di una sceneggiatura molto precisa per interagire con la tecnologia”.

Casati presenta "Contro il Colonialismo Digitale" al Salone di Torino

Casati presenta “Contro il Colonialismo Digitale” al Salone del Libro di Torino, con Gino Roncaglia, Maurizio Ferraris e Alessandro Laterza | Foto di Thomas Vitale

Alla presentazione del libro di Casati al Salone di Torino sono intervenuti Gino Roncaglia, professore di Informatica Umanistica all’Università della Tuscia, e Maurizio Ferraris, professore di Filosofia Teoretica all’Università di Torino. Roncaglia ha affermato: “La scuola deve essere una palestra di ragionamento e di comprensione di contenuti complessi, ma ciò non passa necessariamente per la protezione dal digitale: bisogna farne un utilizzo ragionato”.

Anche Ferraris si è espresso sulla funzione della scuola: prima era “il luogo in cui si imparava a mantenere un’attenzione prolungata su un certo numero di pagine, cercando di ricordarle ed elaborarle”. Con l’arrivo del digitale, il ‘copia/incolla’ favorisce la scarsa interiorizzazione delle informazioni, esperienza legata all’ambiente della forma libro.

Nel suo libro Casati fa notare che l’insegnante non può essere sostituito da un “maestro elettronico”, a patto che non si consideri il docente come un “dispensatore di contenuti”. Ma per quello c’è il Web. Il punto di forza della scuola, scrive l’autore, è insegnare ad elaborare un proprio punto di vista critico e concettuale. È quanto espresso anche dai professori Roncaglia e Ferraris. Il Web, ha illustrato Casati al Salone di Torino, fornisce semplicemente l’accesso alle informazioni, poi bisogna leggerle, capirle e assimilarle prima di arrivare alla conoscenza, a cui il digitale non darà mai accesso.

Thomas Vitale